L’ufficio del futuro

L’ufficio del futuro

Il “Salone dell’Ufficio”, inaugurato l’anno scorso con il Salone del Mobile di Milano proporrà, il prossimo aprile, il prototipo di ufficio del futuro.

Tu come te lo immagini?

Lo scopo è proprio aprire uno spazio di riflessione dedicato al modo in cui gli ambienti di lavoro stiano cambiando nel tempo ed individuare, di pari passo, quali siano le soluzioni di arredo e di design per l’ufficio che si adattano meglio alle nuove necessità e ai bisogni delle persone che li vivono e li frequentano.

Il compito di illustrare l’ipotetico ufficio del futuro è stato assegnato ad un archietetto e designer italiano, Michele De Lucchi che spesso, in precedenza, si è occupato di arredi per gli uffici.

Il titolo dell’installazione che sta progettando è “La passeggiata”. Ti chiederai, come mai?!

L’idea di base dalla quale parte De Lucchi è che l’ufficio, nella società di oggi, corrisponde sempre di più al luogo nel quale si coltivano le relazioni con il prossimo, è il luogo della socialità e della condivisione di idee, nel quale “si immagina il futuro”. La passeggiata vuole, quindi, essere un simbolo che indichi lo scambio di opinioni e il confronto. L’allestimento è infatti costruito come un percorso che possa mettere in contatto i diversi stimoli che concorrono ad immaginare l’ufficio del futuro.

Data l’importanza che viene attribuita al luogo di lavoro, quindi, è indispensabile che l’arredo, dal mobilio, ai complementi d’arredo, passando per l’oggettisitica, fino ad arrivare all’illuminazione e ai sistemi di climatizzazione concorra a creare il luogo della socializzazione e della creatività.

Ad oggi la tecnologia consentirebbe tranquillamente di lavorare in qualsiasi luogo e a qualsiasi ora del giorno, perciò il tema che De Lucchi individua è trovare un motivo per lavorare insieme.

L’architetto deve dunque progettare quelle ragioni che creino la necessità di un incontro produttivo.
Per riuscire ad ottenere questo risultato deve concentrarsi sull’idea di un ambiente di lavoro in cui ci si muova tra le scrivanie piuttosto che si stia “alla scrivania”, in cui si passi davanti ai colleghi per scambiare due chiacchiere o si possa sostare nell’area relax per poter elaborare pensieri nuovi. Concentrarsi su quella scrivania o quella sedia è un errore che porta, a suo dire, all’individualità e penalizza la possibilità di condivisione.

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