Generazioni a confronto: come cambiano abitudini di lavoro e vita d’ufficio

Generazioni a confronto: come cambiano abitudini di lavoro e vita d’ufficio

Capita sempre più spesso che ci si ritrovi a lavorare con un capo più giovane o comunque insieme a colleghi che appartengono a generazioni molto diverse. È proprio in questi casi che emergono le principali differenze nel modo di organizzare il lavoro o anche semplicemente nelle abitudini quotidiane che si sviluppano nella vita d’ufficio.

Cosa scaturisce da questo confronto?

Il sito CarrerBuilder ha condotto una ricerca per capire su quali aspetti ci sia più accordo fra generazioni opposte e su quali, invece, le prospettive differiscano. Dopotutto ciascuna persona porta con sè un bagaglio culturale e di esperienza diverso in base all’età.

Ma entriamo nel dettaglio dell’analisi.
Innanzitutto la differenza più evidente (e anche quella più ovvia) riguarda le modalità di comunicazione.
I giovani tra i 24 e i 35 anni preferiscono utilizzare email e sms per comunicare, mentre i lavoratori più anziani scelgono il telefono. Resta, però, il fatto che l’incontro di persona, faccia a faccia, rimanga la modalità preferita per le comunicazioni di lavoro sia dei 55enni (60%) sia dei 24-35enni (55%).

In secondo luogo è stato valutato l’interesse al posto fisso a scapito della carriera.
I più giovani sono interessati a fare carriera piuttosto che a restare fedeli ad un’azienda: i 25-34enni concepiscono le esperienze lavorative come occasioni di crescita, e il 47% tende a cambiare lavoro quando ritiene di avere acquisito sufficienti competenze per andare avanti; i lavoratori senior invece sono meno tentati da questa prospettiva e più dei giovani ritengono di dovere rimanere nello stesso posto per almeno tre anni.

Diverse sono poi le abitudini nell’organizzazione dei tempi e degli orari di lavoro.
I giovani chiedono maggiore flessibilità, fermo restando il raggiungimento dei risultati richiesti, e orari più comodi, ma sono più disposti a lavorare anche da casa rispetto ai colleghi più anziani.
Più della metà dei 55enni invece arriva al lavoro presto, ma le percentuali si invertono se si guarda la disponibilità a lavorare da casa, oltre l’orario di lavoro.

I giovani sembrano poi avere maggior metodicità: prima di iniziare un compito il 25-35enne è abituato a stilare un programma dettagliato di lavoro, segnando scadenze, imponendosi tempistiche legate alle azioni da svolgere; i 55enni, invece, nella maggior parte dei casi si buttano direttamente nell’operatività.

Un dato curioso emerso dalla ricerca è che l’unica percentuale identica tra i due gruppi generazionali riguarda la scelta della pausa pranzo: ben sei lavoratori su dieci preferiscono pranzare da soli piuttosto che con i colleghi, visto che sempre più spesso i pranzi si trasformano in un prolungamento della vita d’ufficio e delle discussioni di lavoro.
Il dato sarebbe forse diverso se lo studio si fosse svolto esclusivamente in Italia dove, si sa, la socialità a pranzo è d’obbligo e le idee migliori spesso si elaborano con i colleghi davanti a un panino o a un caffè.

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