Alienazone: operai in fabbrica o impiegati in ufficio?

Alienazone: operai in fabbrica o impiegati in ufficio?

Alienazione è da sempre un termine che si associa al lavoro in fabbrica.
Il termine presuppone che gli operai che svolgono ripettutamente il medesimo movimento, a lungo andare, si estraneino dagli oggetti materiali e dai rapporti sociali piombando in uno stato di profondo disagio psichico.

Ma siamo così convinti che questo termine, ad oggi, non coinvolga, in minima parte anche il lavoro d’ufficio?
L’alienazione da ufficio è sicuramente un tipo di estraniamento diverso rispetto all’alienazione in fabbrica, dove la fatica fisica e la ripetizione ossessiva della mansione incidono come un martello sull’incudine arroventata della psiche.

Ma quali sono i drammi quotidiani cui sarebbero sottoposti i cosiddetti “colletti bianchi”?

Innanzitutto è innegabile che l’impiegato sia “costretto” a condividere la giornata e le proprie mansioni con diversi colleghi.
La relazione si costrusce su schemi ed eventi molto spesso prefissati: la pausa caffè, il pranzo, le chiacchiere,…e la scelta di non integrarsi, di non far parte “della massa” è un’opzione che non c’è perchè provocherebbe l’esclusione sociale dato che molto spesso è maggiore il tempo in cui si frequentano i colleghi che amici e familiari.

C’è un altro aspetto da valutare che l’antropologo americano David Graeber ha analizzato definendo la nostra era come “il secolo del lavoro stupido”. Cosa significa?
Questa dicitura sta a significare che molte persone considerano inutile il lavoro che svolgono ed il fatto di non comprendere l’utilità del proprio lavoro è un vincolo psicologico insormontabile che porta direttamente ad un crollo interno.

Tu cosa ne pensi dell’argomento?

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